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WORKSHOP: L'INTELLIGENZA NUMERICA
Relatore: Camillo Bortolato
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Convegno: Rimini 15 novembre 2003 |
Metodo analogico-intuitivoDa alcuni anni si sta divulgando in Italia un nuovo metodo di insegnamento della matematica in linea con le nuove teorie neuro cognitive che riconoscono la genialità dei bambini in fatto di numeri e di calcolo, fin dalla nascita. Secondo queste teorie ogni bambino riceve alla nascita come una specie di software istintivo per il calcolo di numerosità ( un “modulo numerico” secondo Batterworth 2000) che deve essere raccolto e interpretato da noi nella maniera giusta. Il metodo in questione definito “ analogico-intuitivo” risponde a questa convinzione presentando strumenti per l’apprendimento contestuale del calcolo entro il 10, il 100 e il 1000 . Questi strumenti , come macchine visualizzatrici svolgono una funzione di interfaccia tra le esigenze del calcolo disciplinare e le caratteristiche del nostro pensiero analogico che, come sistema operativo istintivo biologico, ha bisogno per funzionare più di input visivi che di riferimenti logici. Mediante questi strumenti l’alunno acquisisce immediatamente i meccanismi delle operazioni di addizione e sottrazione , come se già facessero parte del suo patrimonio di esperienza. I meccanismi del “calcolo mentale senza numeri” infatti sono gli stessi della nostra percezione immaginata non coinvolgendo ancora l’ambito disciplinare dei numeri scritti. Teoria del “calcolo mentale senza numeri”. Nel calcolo mentale vero e proprio viene utilizzata solo la connotazione semantica e lessicale del numero. I bambini di oggi imparano come i bambini di sempre senza interferire con il sistema dei numeri scritti indo-arabici, che rappresentano , sul piano storico-evolutivo, il superamento della visione. Il cambio è l’inseguimento della decimalità che, non viene mai raggiunta sull’asta dell’abaco a causa della cancellazione della pallina numero “decem” sostituita da “decina” che ha tutto un altro valore. Lo statuto della visione viene sostituito dal ragionamento sui diversi ordini di grandezza. Nel calcolo mentale operiamo ancora come al tempo degli latini con il sistema decimale integro e non con il sistema notazionale a nove cifre che è solo una scrittura. . Inoltre non possiamo avere una rappresentazione del numero “zero”. Abbiamo al contrario bisogno di immagini autentiche e non di processi riflessivi logici . Tra il 5 e il 6 c’è uno spazio maggiore che tra il sei e il sette che non dipende da alcuna necessità ne tanto meno è in linea con le configurazioni disciplinarmente corrette della linea dei numeri. Il numero 6 è un numero di confine il numero 7 è prossimale al confine e il numero 8 è intermedio simmetrico alla seconda cinquina. Non c’è logica. Una via “non concettuale” Viene ripristinata in questo modo una via non culturalizzata , non “concettualizzata” al calcolo mentale, come quando le nostre cifre non erano state introdotte e utilizziamo strumentalmente la nuova scrittura come quando impariamo ad usare il telecomando, il telefonino o qualsiasi tastiera senza bisogno di by-passare per spiegazioni di carattere concettuale. Ci avvaliamo non di riflessioni ma di significati posizionali che parlano il linguaggio dell’istintività percettiva che già conosciamo dalla nascita. Gli alunni che hanno successo nel calcolo sono quelli che, assecondando le immagini interne istintive delle quantità , non si fanno irretire da questioni che riguardano la codificazione numerica e tanto meno la correttezza disciplinare. Non si preoccupano delle cifre, ma vedono direttamente le quantità intese come palline (doz) disposte su uno schieramento preordinato che rispecchia la dislocazione delle dita divise in cinquine allineate. Da Dos a WindowsFacendo un confronto con l’uso del computer, l’introduzione della “Linea del 20” nella didattica del calcolo è equiparabile al passaggio dal sistema operativo “dos “ al sistema “window“. Cambia l’interfaccia nel senso che non ci sono più simboli cifrati da decodificare ma immagini e riferimenti posizionali da riconoscere. Conta il dove. E non c’è nulla da spiegare che non sia possibile evidenziare in termini di simulazione movendo i tasti dello strumento. Lo strumento istruisce la sua mente del bambino senza che sia necessario per lui passare per una consapevolezza esplicitata. Non c’è sforzo di decodificazione, non c’è fatica , ma c’è riconoscimento . Gli alunni in difficoltà al contrario sono quelli che concettualizzano le quantità nel senso che ne escludono il valore qualitativo cioè la disposizione . Trascendono direttamente sul piano astratto come dei concettuali anzitempo. Come piccoli intellettuali, anch’essi non si pongono il problema dell’ordine contingente degli oggetti poiché operano con le idee. Nuovi obiettivi, nuovi programmiIn concreto l’adozione dello strumento consente di risparmiare sei mesi di spiegazioni , tanti quanti ne occorrerebbero per costituire la complessità di funzioni fornite in partenza con lo strumento. Il punto di arrivo della didattica convenzionale è per chi usa lo strumento solo il punto di inizio. Tutto si presenta già spiegato e risolto mediante l’evidenza dei fatti compiuti, permettendo di proseguire nello sviluppo di competenze fino al migliaio già in classe prima. . Come funziona lo strumento Linea del 20?La Linea del 20 è un computer visivo che funziona come le mani. Ogni tasto come un dito si muove segnalando una posizione di chiusura o apertura ( on off. ) che a differenza del linguaggio del computer viene percepito istantaneamente , cioè in parallelo anziché in sequenza lineare .E' il linguaggio della numerosità. Nel linguaggio disciplinare la quantità è una astrazione dalla qualità e dalla disposizione contingente degli oggetti. Secondo Piaget “…solo manipolando il bambino si rende conto che la sola proprietà che non varia con il variare degli oggetti è il numero…”. Non aveva torto, ma in queste operazioni che non coinvolgono il concetto di numero, invece, conta la quantità quanto la qualità degli oggetti, contano gli spazi pieni quanto quelli vuoti. Contano cioè le immagini analogiche, e non concettuali. Non c’è astrazione ma rendiconto concreto fattuale delle cose. Una volta compreso all’istante il significato del calcolo , non resta che procedere alla sua interiorizzazione . A questo punto intervengono le nostre strategie intuitive che compensano i limiti del sistema immaginativo con un ricorso massiccio a memorie non di numeri ma di immagini. Il metodo intuitivo è il superamento della conta, in quanto a livello mentale ci è consentito di contare solo fino a tre elementi (subitizing). Subitizing percettivo e temporale.I vari strumenti del 20 del 100 e del 1000 organizzano le immagini delle quantità assecondandole a questo limite. Percepiamo tutte le immagini anche fino al migliaio in due o tre unità di lettura. Tuttavia il fenomeno riduttivo della percezione istantanea descritto dalla letteratura come “subitizing percettivo” (visione a colpo d’occhio) trae un considerevole incremento di difficoltà in termini limitativi quando chiudiamo gli occhi e siamo costretti a visualizzare degli oggetti avvalendosi solo del nostro schermo immaginativo. In pratica, non riusciamo a visualizzare più di tre oggetti perché non ne abbiamo il tempo. Il tempo della visione è limitato. Le immagini mentali durano pochi secondi quanto il tempo del nostro respiro e già alla quarta immagine sfumano a partire dalla prima che è la più lontana, a meno che non le ripristiniamo ogni volta un nuovo inspiro e con un limite di tre. Non c’è posto quindi per il conteggio oltre i tre elementi per la ragione che si svolge nel tempo. Potremmo quindi parlare di un “subitizing temporale” oltre che percettivo- spaziale pur essendo lo stesso fenomeno riconducibile all’attestazione del presente come condizione mentale di lavoro. Nel metodo intuitivo siamo sempre nel presenteAd ogni frazione di respiro ci prendiamo una pausa di mezzo secondo per ricondurre tutto all’unità. Percorso didatticoPossiamo sintetizzare il percorso di apprendimento con la Linea del 20 in alcune fasi di progressiva interiorizzazione e distacco dallo strumento. 1.In un primo momento lasciamo che l’alunno operi manipolando un tasto alla volta. E’ una fase di condizionamento. Quando ci accorgiamo che muove cinque, sei o dieci tasti in un solo colpo, significa che sta già sviluppando gli automatismi di lettura intuitiva senza conteggio obiettivo finale del calcolo. 2. Come momento successivo gli prospettiamo di operare con lo strumento davanti agli occhi ma senza muovere i tasti con le mani. In questo modo gli consentiamo il riferimento solo visivo costringendolo a simulare mentalmente il resto. 3. Infine cominciamo a nascondere lo strumento per operazioni molto semplici. In tal caso dovrà servirsi integralmente dell’immagine interiorizzata dello strumento. Tempi di apprendimentoGran parte degli alunni compie questo percorso in appena un paio di settimane di scuola. Con alunni in difficoltà i tempi sono più lunghi, perché la loro lavagna mentale è spenta. Quando manca lo strumento rimangono al buio: sono troppo concentrati sugli aspetti dell’esperienza esterna per riuscire a e dare visualizzazione e animazione alla struttura di punti luce doz che è la trasposizione mentale della nostra linea dei numeri mobile. 10 chiodi fissiIl compito dell’insegnante è di trasmettere agli alunni, senza troppe parole, come si trattasse di una comunicazione di pensiero, l’urgenza di costruirsi questa struttura d’ordine, che equivale figuratamene all’idea di piantarsi 10 chiodi fissi nel cervello a distanza di cinque da cinque. E successivamente a questo ordine ciascuno dovrà provvedere a costruirsi degli armadi in testa che sono le centinaia con dei ripiani che sono le decine ecc.ecc. dove ogni pallina deve stare al suo posto e non a caso. La domanda chiave che ciascuno deve farsi è sempre la stessa : qual è il posto giusto? Dove metto questa pallina? Dov’è il posto della pallina numero cento-trenta-tre? Nel secondo armadio, all’inizio del quarto ripiano e non nel terzo come sembrerebbe. Bisogna saper metterla e ritrovarla senza contare. Finché si opera con materiali esterni o con le dita come contatori si rimane dipendenti dalla percezione. Non le dita, ma l’ordine delle dita. Non ci importa tanto dell’uso delle dita come fossero sassolini o bastoncini da contare, ma dell’ordine lineare delle dita, cioè della struttura di impianto che sta sotto. Cardine di questa struttura sono gli spazi vuoti tra le cinquine e le decine senza i quali non esiste calcolo mentale ma sempre conteggio. Chiediamo ad un alunno di disegnare la Linea del 20 che sta utilizzando. Se non disegna gli spazi tra le cinquine e le decine significa che ritiene questo particolare trascurabile. Vuol dire che è ancora al buio. Il sette non esiste nella nostra mente se non osserviamo lo spazio di cinque e sette. E’ impossibile visualizzare sette palline. Dobbiamo farglielo notare. Accendere una luce internaIl lavoro che l’insegnante deve fare è di accendere una lampadina interna .. Bisogna cioè abituarlo ad uno forzo di consultazione delle immagini interne, che è spesso per molti come aprire un libro sul quale non c’è scritto niente o come entrare in una stanza buia che fa paura. Molti bambini sono in difficoltà nel calcolo, per una sorta di fragilità interna: sono ancorati alle immagini esterne che considerano tutta la realtà. Chiudere gli occhiBisogna chiedere loro di chiudere gli occhi anche con un po’ di insistenza. Per accendere una lampadina interna bisogna anzitutto spegnere quella esterna .. E’ per loro come una richiesta di separarsi dal mondo e per alcuni sembrerà di scomparire insieme con la realtà. Ci vuole, un po’ di coraggio e un po’ di fiducia per chi gli sta accanto. Mostriamo la linea del 20 e chiediamo poi di chiudere gli occhi visualizzandola verso la fine. Partendo dalla fine chiediamogli di abbassare cinque tasti. Quanti rimangono? Rimangono 15 tasti. Non c’è stato alcun conteggio, alcun ragionamento, ma un semplice spostamento di cinque tasti. Chiediamogli poi allo stesso modo di abbassare in un sol colpo 6, 9, 11, 15 tasti. Sarà per lui l’identica cosa di muoversi al buio su una stanza avendo memorizzato dove sono gli ostacoli. Non c’è ragionamento ma memoria di posizioni. Guarigione Chi ha insuccesso nel calcolo significa che non capisce ancora che cosa è il calcolo. Se lo osserviamo in volto continua a girare lo sguardo intorno cercando riferimenti che non potrà trovare esternamente. Spesso sta pensando direttamente ai numeri, ai risultati e le cifre ballano nella sua mente. Chi invece ha consuetudine con il calcolo muove invece gli occhi in alto a destra per assentarsi. Ha bisogno di consultare in tranquillità le palline della sua linea dei numeri mentale. Nel suo gioco di correre avanti e indietro in questa sequenza di palline agisce di persona, con il suo corpo. Ha memorizzato la struttura e ora vede come avesse gli occhi aperti. In un certo senso è diventato un veggente. Vediamo nel volto di un bambino che scopre finalmente il calcolo lo stupore di chi non credeva che fosse così semplice calcolare: sono scomparse le cifre emblema della cecità. Ora si tratta nuovamente di vedere, ma vedere internamente. La sua gioia è di chi ha ricevuto un dono inatteso. La comprensione è un dono, una guarigione interiore dallo smarrimento della cecità concettuale.
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