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BASTA PARLARE DI DECINE E UNITA’
A scuola si parla di “decine” e “unità” con grande fervore.
I manuali di didattica della scuola primaria , nei primi due o tre anni sono monotematici nel dirigere l’attenzione degli alunni sul fatto che la nostra scrittura dei numeri è decimale come se lo scordassero continuamente. C’è insomma una particolare insistenza un po’ sospetta. E non sembra per questo che ci sia una grande efficienza in fatto di calcolo , anzi, al contrario, l’apprendimento nei primi anni procede lentissimo spegnendo tutto l’entusiasmo degli alunni . Quale soluzione? Abolire le parole “decina” e “unità”. Cancellarle dai libri di testo. Proibirle dal lessico per almeno un decennio. Bandire totalmente i simboli “h” “da” e “u”. e impedire con un provvedimento ministeriale che i bambini siano sottoposti al tormento di scriverli nel quaderno con tre penne di colore diverso. Sono loro le responsabili di una didattica che è andata fuori tema . Infine rivelare la verità, la semplice verità, quella che si temeva e che nessuno avrebbe voluto riconoscere. Che il nostro sistema notazionale non è decimale, ma un codice a barre come quello dei prodotti del supermercato. Finalmente! Che felicità. Che rilassamento. Bambini prendiamo atto che la nostra scrittura dei numeri con nove cifre è meravigliosa, ma non è decimale, e neppure non decimale. E’ proprio un codice a barre: il primo della storia. Impariamo ad usala perché è comodissima, ma nulla più. Un codice a barre È proprio così. Che ridere. Vediamo “10” in cifre e lo associamo alla quantità che abbiamo in mente fregandoci del significato dello zero e dell’uno. Leggiamo e comprendiamo 107 o 2009 automaticamente senza pensare a nessun cambio e tanto meno allo zero che nemmeno nominiamo. Chi vuole risalire al perché delle singole cifre si perde perché questa scrittura va considerata solo come scrittura con un riferimento nient’altro che associativo alle quantità. Non se n’erano accorti intellettuali e filosofi che per centinaia d’anni si erano ribellati alla sua introduzione constatando appunto , che alterava le rappresentazioni mentali delle quantità, dato che disponeva di solo nove cifre. Non capivano che questa scrittura era un codice a barre basato sugli ordini di grandezza e non sulle quantità. Solo un codice a barre E ora questa paura di perdita di significato cioè di riferimento analogico diretto, sembra riecheggiare nelle nostre aule scolastiche come una specie di nostalgia per quando la scrittura aveva un rimando diretto alla realtà. Tutto era semplice e coerente . Era un linguaggio. Pensavi a mille e scrivevi M. Quanto era facile. Ora pensi a mille e scrivi 1 seguito da tre zeri. Che stranezza. I bambini , accolgono questo cambiamento nel giusto modo. Non sprecano la loro intelligenza in questioni intellettuali. Riconoscono che un linguaggio è soltanto un linguaggio Accettano immediatamente 1000 abbinandolo alla semantica che hanno già in mente. Gli andrebbe bene qualsiasi altra scrittura. Per gli adulti è diverso. La via dell’accettazione è impedita dal bisogno di capire. In particolare il loro interesse è nel penetrare il mistero di questa scrittura . La didattica attuale è tutto un lungo discorso sul suo significato, perché gli insegnanti hanno bisogno di rompere questo mistero e proiettano questo interesse sugli alunni. Il significato di 1000. Svelare i segreti di questa scrittura conduce oltre la soglia della rappresentazione. E’ infatti, come si è detto, la codificazione di una ragionamento basato su ordini di grandezza. Non va bene per i bambini. Per essere coerente nella spiegazione dovremmo spiegare loro che 1000 in cifre è una decina di decine di decine, cioè un polinomio, ma incorreremmo ancora in una incongruenza perché ogni volta che nominiamo la parola “decina” evochiamo un fantasma : il fantasma della decina che non si compie mai a causa del cambio. Quindi mille risulterebbe da un cambio di un cambio di un cambio . Impossibile da rappresentare e da “intelligere”. Lo zero e il cambio Lo zero è un assurdo semantico e il cambio è la contraddizione del significato di decina. Come è possibile parlare di decina sacrificandone nei fatti l’ultima unità . Se il riferimento è alle mani , come tutti conveniamo, come è possibile fare a meno del decimo dito? Non c’è ragione che lo giustifichi. Ma forse la ragione è proprio questa : che dobbiamo accontentarci di non capire, perché questa scrittura è una delle scoperte più recenti e importanti in fatto di civiltà. A cosa è servita questa scrittura.? Rimane un interrogativo . Ma allora a cosa è servita questa scrittura così ostica, innaturale, impenetrabile? A rendere più svelta la scrittura? No, per il mille era più facile e sintetico scrivere M al posto di 1 seguito da tre zeri. A fare i calcoli ? Risposta approssimativa. Nel calcolo mentale gli antichi erano abilissimi e poi questa capacità è andata scemando. Questa scrittura ci serve solo per un obiettivo: per eseguire i calcoli scritti, cioè gli algoritmi, che non sappiamo come agiscano , se non che ci portano al risultato, senza merito, se non quello di aver obbedito a determinate procedure . Il bello del calcolo scritto è proprio che sono come dei giochi in non devi ragionare. Sono strumenti come il trapano. E’ lui che ti fa forare la parete. Il merito tuo è di impugnarlo avendolo scelto tra altri , in quel momento. La moltiplicazione scritta è un regalo di questa scrittura che prima non c’era. E’ lei che esegue il computo e non ti serve capire come funziona. Se vuoi capire tutto quello che ti arriva blocchi tutto. Tutto come prima Ancora viviamo pensando che sia il sole che giri e gli oggetti cadano perché pesano, e per questo abbiamo le nostre bilance i nostri orologi. Ma con la mente ci comportiamo come prima. Cosa succederebbe se dovessimo ristrutturare le nostre percezioni per adeguarle ai ragionamenti? Anche con la scrittura è così. Siamo per così dire pre-copernicani. Continuiamo a riferirci ad un sistema decimale integro con la decina finita come se il cambio non esistesse mai. Applichiamo la cifra 10 come una “etichetta”unica sul decimo dito. In un certo senso strumentalizziamo questo nuovo codice utilizzandolo all’antico modo. E i bambini di oggi sono i bambini di sempre. Essendo privi di velleità concettuali sono nella disposizione d’animo migliore, per accettarlo al pari di un codice a barre, senza farsi domande , come i mercanti del 1500 rispetto ai filosofi renitenti. Non si fanno condizionare dai discorsi dell’insegnante che, con le mani fa vedere che non si può colmare l’asta dell’abaco con la decima pallina , mentre con le parole insiste a dire che c’è la decina. Quale delle due verità? Quella delle mani o quella delle parole? E poi tutti quei discorsi inutili sul cambio … Con grande pazienza attendono la fine di questi discorsi avendo già in mente la comprensione del calcolo mentale che avviene indifferentemente da questa scrittura. Conclusione Dopo 500 anni la didattica si fa ancora infiltrare , dal bisogno di giustificare la perdita del riferimento analogico del nostro sistema notazionale . Ancora non ha elaborato il fatto che si tratti di un codice a barre. L’insistenza sui termini “decina e unita” e sui simboli relativi “h” “da” “u” ne è la riprova. Quando mai nella realtà quotidiana ci troviamo ad usare questi termini e questi simboli? E allora la supplica rivolta all’insegnante è la seguente. Caro insegnante, riguardati in quello che dici ai bambini. Non puoi dire loro che il dieci è formato da una decina e da zero unità. Puoi dire solo che è formato da una decina, oppure puoi dire che è formato da dieci unità. Ma dire ” zero unità” è un assurdo semantico. Non ti capirà mai. Tutte questo parlare di unità , decine, zero , cambio e valore posizionale segnalano il fatto che stai andando fuori tema. Non ti accorgi che ti stai occupando di spiegare l’aspetto della scrittura anziché il calcolo mentale . E’ solo una questione di interesse concettuale tuo. E’ come se dicessi rivolto alla classe: - Bambini prima di salire sull’autobus per la gita bisogna sapere come si muovono le ruote altrimenti l’autobus non parte. - Oppure: - Bisogna studiare la parola autobus-.- Basta , rilassati e accogli il fatto che la nostra scrittura dei numeri è impenetrabile alla visione come un codice a barre , Senza tanti discorsi lascia che la decimalità rimanga una esperienza da vivere, come la felicità, che si espande quando non la nomini. E nel silenzio i bambini diventeranno bravissimi riportandoti un po’ di giusta serenità.
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